Allarme morbillo

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È un invito. Ma tecnicamente è molto di più. Perché ora la Regione propone "l'offerta attiva" del vaccino contro il morbillo agli operatori sanitari nell'ambito "dei programmi aziendali di tutela della salute". Tra le righe, la Regione chiede, quindi, che i lavoratori della sanità pubblica regionale, tra camici bianchi, infermieri e tecnici, debbano essere immunizzati contro il morbillo per bloccare, anche grazie a loro, la diffusione di questo virus che in corsia ha coinvolto, da inizio anno ad oggi poco più di 80 operatori sanitari. Troppi rispetto agli anni passati.

Non è un obbligo, perché tecnicamente non può esserlo, sicuramente però è più di un'esortazione quella che fa ora l'ente di via Cristoforo Colombo alle Asl, le aziende sanitarie locali, come datori di lavoro, e ai loro dipendenti sopratutto quelli impegnati in ospedali, pronto soccorsi e ambulatori.

Un indicazione alle Aziende sanitarie locali affinché sensibilizzino il personale medico e infermieristico non coperto da anticorpi a immunizzarsi al più presto, e a offrirgli anche la soluzione su come e dove farlo. Sopratutto perché la maggior parte degli operatori sanitari ha un'età media oltre i 40 anni e quindi a rischio, se non già coperti da vaccino o se non immunizzati contro la malattia.

Del resto uno screening a tappeto era già scattato in più di una Asl, seppur non ufficialmente, a inizio maggio per individuare chi, tra i dipendenti sopratutto tra quelli impegnati nei reparti ospedalieri e negli ambulatori, non era "coperto" contro il morbillo.

Troppo poco però deve aver pensato la Regione anche sull'onda di una prima esortazione fatta dal Seremi, il servizio di sorveglianza e di controllo delle malattie infettive, che a inizio marzo aveva mandato una nota in cui, tra l'altro, esortava le Aziende sanitarie a valutare lo stato immunitario degli operatori e ad offrire la vaccinazione per quelli "più suscettibili ". Ma i numeri degli infettati da allora è continuato

 

a crescere passando da 27, su 312 da inizio anno a metà marzo, fino a poco più di 80 su i 1033 casi nel Lazio secondo i dati forniti dall'ultimo bollettino elaborato dal Sistema di sorveglianza integrato morbillo e rosolia dell'Istituto Superiore di sanità.

Così ora arriva "l'offerta attiva " della Regione. Tradotto: prima lo screening, poi il vaccino. Perché il morbillo corre anche in corsia e fa paura a medici e infermieri.

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